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Schiavitù economica: 34% delle donne ne subisce senza nemmeno saperlo

La violenza economica: cos’è e perché è importante parlarne. Come riconoscerla e in che modo la Legge ci tutela?

Quando si parla delle violenze che le donne subiscono, generalmente si fa riferimento a violenze fisiche, sessuali e psichiche, quasi mai si parla di violenza economica. La violenza economica fa riferimento ad “atti di controllo e monitoraggio del comportamento di una persona (solitamente donna) in termini di uso e distribuzione del denaro”. Generalmente si verifica all’interno della sfera familiare, sotto forma di privazione o limitazione di accesso alle proprie disponibilità economiche e della famiglia. I dati di Dire, associazione che raccoglie oltre 80 centri anti violenza, registra un numero di donne vittime di violenza economica pari al 34%.

Essendo una tipologia di violenza poco conosciuta, molte donne probabilmente non sanno di esserne vittima. Esempi concreti possono far riflettere e catturare l’attenzione su eventi e situazioni a cui prima non veniva data alcuna importanza ma che invece possono essere rilevanti per riconoscere un problema grave. In contesti domestici può succedere che il partner costringa la compagna a rinunciare alla propria carriera lavorativa a favore della famiglia (scelta da rispettare, ovviamente, se viene effettuata dalla donna nella sua completa libertà di decisione). Da quel momento in poi si può dire che la donna viene privata della sua indipendenza economica e il partner esercita un costante controllo finanziario, il tutto accompagnato probabilmente da ricatti. Possono verificarsi inoltre situazioni in cui è solo il marito a decidere come utilizzare il denaro, impedendone l’accesso diretto alla moglie, o non renderla partecipe di importanti spese che possono riguardare entrambi, o impedirle di aprire un proprio conto corrente.

Nel caso in cui è invece l’ex partner a esercitare una violenza economica, ci si può trovare in situazioni in cui l’uomo decida, per esempio, di prosciugare il conto corrente in comune, o che diminuisca o si rifiuti di pagare gli assegni per il mantenimento dei figli minorenni tramite dei cambiamenti di contratto del lavoro (esempio il passaggio da full-time a part-time), evadendo il fisco e quindi raggirando in qualche modo il sistema finanziario e giudiziario.

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A questo punto è doveroso chiedersi se la Legge tuteli le donne sotto questo punto di vista. La violenza economica viene riconosciuta tra le altre forme di violenza nell’art. 3 della Convenzione di Istanbul del 2011, nonostante ciò in Italia non è considerata un reato in quanto tale ma è inquadrabile negli ordini di protezione contro gli abusi familiari ai sensi dell’art. 342 bis e dell’ art. 342 ter del codice civile. Inoltre esiste il cosiddetto Reddito di Libertà, un sostegno per le donne vittime di violenza e in stato di povertà. Tuttavia questo sostegno economico è stato stanziato solo dalla Regione Sardegna nel 2018 e dalla Regione Lazio nel 2019. La violenza economica esiste e bisogna parlarne.

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