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Revenge porn

Il Revenge Porn è un reato che ha subìto una rapida crescita durante il periodo della pandemia, sono i dati sconfortanti a dimostrarlo. Ma chi è il vero colpevole e quali sono le dinamiche che accomunano questo genere di reato?

“Condivisione non consensuale di materiale privato a sfondo sessuale” o più comunemente conosciuto come Revenge Porn. Si tratta di un reato disciplinato all’interno delle leggi del Codice Rosso, un reato che per il 90% dei casi conta vittime di genere femminile. La risposta al perché solo una minima parte colpisce gli uomini risiede certamente nella natura stessa del caso, dovuta al fatto che la diffusione di un video/immagine che ritrae un’uomo nella sua intimità avrà sicuramente un impatto sociale completamente diverso rispetto a quello che può avere un video che vede protagonista una donna. Potremmo riportare centinaia di storie e testimonianze di donne che hanno subìto questo genere di “vendetta”, di donne che si sono ritrovate nude sul web, schernite, derise, umiliate da commenti osceni e ridicoli, derubate della loro intimità.

Il primo fattore che costituisce questo genere di reato è la possessività. All’interno della sfera relazionale, può succedere che i due decidano liberamente di condividere foto e/o video del tutto intimi, non vi è nessun problema visto che ci troviamo in una situazione di rispetto reciproco e ognuno può vivere la propria vita privata come vuole. Tuttavia, dal momento in cui l’uomo entra in possesso di tale materiale, automaticamente acquisisce potere, semplicemente perché crede di avere il pieno controllo dell’immagine della donna e, in quanto uomo, potrà decidere egli stesso se e quando rovinarle la reputazione. Le immagini/video in questione, possono dunque diventare strumento di ricatto.

Dal momento in cui l’uomo decide di diffondere senza alcun consenso tale materiale intimo entra in scena la società, che completerà il quadro di umiliazione nei confronti della vittima. Oltre a considerare il Revenge Porn un puro atto di goliardia maschile, sono i giornali (che spesso non raccontano i fatti come dovrebbero) che insieme alla società creano lo scandalo. Perché una maestra di scuola elementare dopo aver subìto un tale crimine perde il lavoro? Una maestra, in quanto tale, non ha per caso il diritto di avere una vita sessuale attiva?  È davvero bizzarra la risposta della società a fatti del genere: invece di fare da scudo alla vittima, la allontana. La società la respinge, emarginandola, scaraventandola fuori dalla famiglia, dal lavoro, da tutto ciò che costituiva la normalità e la quotidianità degna di chiunque vive nel rispetto degli altri e delle regole. Il tutto accompagnato da inutilissime proposizioni del tipo: “ah ma potevi anche evitare” oppure “non avresti dovuto farlo“, tanto inutili quanto decisive nell’innescare alla vittima un atteggiamento di auto colpevolizzazione. Non è raro e non è poco diffuso il fenomeno conosciuto come Victim Blaming, che letteralmente vuol dire “colpevolizzazione della vittima”. La vittima difatti si sentirà in parte o del tutto colpevole di ciò che le è accaduto, dirà che è una stupida e che non avrebbe dovuto farlo.

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Il revenge porn è un problema di pura natura culturale, dunque la soluzione è da ricercare nell’educazione in generale o meglio nella responsabilizzazione del genere maschile, in altri termini bisogna spostare l’attenzione da “non avresti dovuto mandare le tue foto a quel ragazzo” a “non è rispettoso e non si diffondono contenuti intimi senza alcun consenso per nessun motivo di divertimento o per vendetta“. Bisogna creare consapevolezza tra i generi, in particolar modo porre l’attenzione a quello maschile che come sappiamo gode ancora di una posizione di prestigio rispetto alla donna. La nostra società è ancora radicata in stereotipi che non giovano al benessere della collettività e ,mentre la tecnologia e i mezzi di comunicazione si evolvono per migliorare aspetti fondamentali della nostra vita, un gran numero di utenti ne approfitta per diffondere ciò che più di irrispettoso possa esserci.

Il Revenge Porn si è acuito nei mesi della pandemia, l’Associazione Permesso Negato nella sua ultima inchiesta ha registrato da maggio a novembre 2020 una crescita di gruppi e canali Telegram, in cui italiani scambiano video e immagini private a sfondo sessuale, triplicata da 29 a 89, con una stima di utenti unici di 2,4 milioni: di ogni età, classe sociale e demografica. Ogni giorno foto di donne e ragazze minorenni vengono prelevate dai profili social, diffuse all’interno di questi gruppi e alle quali vengono corredate frasi sessiste e pornografiche, mi chiedo, rivolgendomi a tutti gli uomini che sono arrivati fin qui, se un giorno lo facessero a vostra figlia?

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