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La vita dei ragazzi fuori sede

Tutti i ragazzi, studenti e non, che vivono lontano da casa, conducono una vita scandita da viaggi, saluti dolorosi, ritorni, esperienze e crescita. Una vita non sempre felice quando si pensa alla lontananza da casa, dalla famiglia, dagli amici, che però permette di crescere tanto personalmente e di fare esperienze che si potrebbero fare soltanto lontano da casa.

Sicuramente qualcuno tra di voi si può riconoscere nella categoria “fuori sede”, in quella percentuale di persone che si è spostata in un luogo diverso da quello in cui viveva prima, magari per inseguire il proprio sogno o per fuggire dalla realtà in cui viveva. C’è chi decide di partire per diventare indipendente, chi per fare nuove esperienze. 

Chi vive questa situazione, sa che ci sono così tanti aspetti positivi e negativi che non basterebbe un libro per elencarli. Chi vive questa situazione sa quanto è difficile lasciare la propria città, il proprio paesino, per iniziare la propria vita universitaria. Sa quanto è difficile pronunciare quell’ultimo saluto, quanto si speri di poter tornare presto a casa. “Casa”. Dove possiamo incontrare la nostra famiglia, dove possiamo prendere un caffè con un amico o fare shopping. “Casa”. Dove possiamo passeggiare sulla spiaggia, sulla nostra spiaggia, che non sarà mai eguagliata da qualsiasi altra spiaggia al mondo. “Casa”. Dove non ci stancheremo mai di tornare. 

Tra tutti gli ostacoli che si possono affrontare, il primo è sicuramente la lontananza da casa, quel senso di vuoto che ti assale appena sali sul treno o sull’aereo. Poi si aggiunge il dover diventare indipendenti, imparare a cucinare, stirare, distinguere l’ammorbidente dal sapone per i piatti, imparare a stendere i panni, spolverare. Cose a cui spesso non diamo peso quando siamo a casa, dove veniamo coccolati, serviti e riveriti, cose che una volta lontani dovremo fare da soli. 

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Un altro grande ostacolo è purtroppo la possibilità, o meglio impossibilità, di partecipare alla vita politica. Chi si trova lontano da casa e non ha cambiato la residenza si trova davanti ad un grande problema: non poter votare, avendo come seggio di voto una sede vicino alla propria casa nella città natale. È un problema che riguarda una grande parte degli studenti universitari che non hanno potuto esercitare il loro diritto al voto perché non gli è stato permesso, essendo impensabile fare un viaggio verso la propria città per poter votare. L’unica “agevolazione” fornita a questi ragazzi sono sconti su treni, traghetti e aerei applicati dalle compagnie stesse, per permettere agli studenti fuori sede di ritornare a casa per votare. Insomma un ragazzo di Palermo che studia a Torino, per esempio, per poter votare deve prendere un aereo di andata e ritorno per soli due giorni. Mamma e papà saranno contenti di rivederlo, per carità, ma non sempre quel giorno è adatto a fare un viaggio di migliaia di chilometri, magari con gli esami che si avvicinano. Questo problema è fortemente discusso ancora oggi ma non ha trovato una soluzione concreta, purtroppo. 

Un altro importante aspetto della vita da fuori sede è il lavoro: molti infatti iniziano a lavorare per poter pagare gli studi, per poter contribuire alle spese che la famiglia deve sostenere. Molti non riescono ad organizzarsi con il lavoro e lo studio, altri trovano un equilibrio così perfetto che non può essere spezzato da niente e da nessuno. C’è chi si fa in quattro per riuscire a fare tutto, chi riesce ad organizzarsi, chi si trova costretto a lasciare il lavoro. 

Andare a vivere soli, in collegio, o in un appartamento condiviso con altri studenti, implica inevitabilmente il dover diventare “grandi”. Che poi quando si diventa grandi? Quando si vive da soli? Quando si è in grado di non fare esplodere la casa cucinando un piatto di pasta? Probabilmente non c’è una vera risposta a questa domanda, non si può stabilire quando si è grandi, bisogna essere grandi dentro. Si è grandi quando la voglia di realizzarsi, di studiare dove si desidera, seppur lontano da casa, supera il bisogno di essere vicino alla propria famiglia e ai propri amici. Si è grandi forse quando si riesce ad essere autonomi? Può darsi, ma finché non si sarà grandi nella testa, non potremo mai crescere veramente. L’università per fortuna ci da anche questo. L’università non è solo esami e lezioni, è anche esperienza, vita, crescita. È poter dire “io ci sono, lo sto vivendo”. Che sia dietro l’angolo o a 1.000 chilometri da casa.

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Spesso chi parte, dovendo sostenere costi elevati, ha una pressione addosso che non si può spiegare. Ha voglia di soddisfare i propri genitori con bei voti, di far rendere conto a chi gli sta intorno che merita lo sforzo dei propri genitori per frequentare quell’università. E abbiamo paura di fallire. Abbiamo paura di non riuscire a  dimostrare che lo meritiamo, ci sentiamo spaventati da questi voti che vogliamo siano più vicino possibile al 30 mentre invece, a volte, dobbiamo accontentarci di un 20, un 22. E questo non vuol dire fallire ma crescere, vuol dire accettare le sconfitte e rendersi conto che non sempre si può raggiungere ciò che si vuole. Vuol dire combattere, sudare, prendersi quel 22 con tutta la forza che si ha in corpo. Vuol dire che anche se prendiamo 22 noi non siamo un 22, perché siamo molto di più. Non siamo il numero che attribuiscono alla nostra preparazione su quella materia, non conta il voto ma la persona che siamo e che diventeremo. 

Vivere da fuori sede non è solo una serie di aspetti negativi perché ce ne sono altrettanti positivi: prima di tutto, infatti, si deve dire che vivendo lontano da casa si cresce molto, mentalmente e moralmente. Si fanno i conti con la realtà, si capisce come realmente funziona il mondo. Anche semplicemente fare la spesa e non spendere 50 euro per comprare due merendine ma capire come gestire il denaro, significa crescere. 

Ritrovarsi solo in una stanza la sera, piuttosto che a casa con i propri fratelli o con i propri amici, significa crescere. Dover gestire la propria vita (quasi) in totale autonomia è crescere. Inevitabilmente si diventa più responsabili, più cauti. Spesso diventiamo “grandi”. Ma anche qui, che vuol dire grandi davvero?

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Alla fine dei conti, la cosa più importante da ricordare, oltre a tutti questi aspetti della vita da fuori sede, è che non si è mai troppo lontani finché si è vicino casa con il cuore. Nessuna distanza sarà troppo grande se il cuore ci lega ad un luogo, una casa, una persona, con un legame così forte e indissolubile. 

Scritto da

Secondo anno di Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni, una degli autori di Unypa.

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