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Il privilegio di essere bianchi

In un mondo dove la compresenza di migliaia di culture diverse sembra essere la normalità, c’è una gran parte di popolazione che non la considera come tale ed anzi, spesso, si ritiene superiore ed addirittura si attribuisce diritti che non rispetta verso chi non ha la pelle chiara.

Per “white privilege” si intende (letteralmente) “privilegio bianco”. Ogni forma di vantaggio che può avere una persona “bianca” rispetto ad una “nera”, ma anche ogni cosa che se fatta da gente “nera” è ritenuta assurda ma che diventa “normale” se fatta da gente “bianca”. 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a moltissimi casi riguardanti questo fenomeno. 

Impossibile, infatti, dimenticarsi di George Floyd, l’uomo brutalmente ucciso da un poliziotto a Minneapolis, negli Stati Uniti. Ucciso da un uomo in divisa, proprio colui che avrebbe dovuto rappresentare la giustizia, il rispetto, l’uguaglianza, colui che avrebbe dovuto difendere qualsiasi cittadino, a prescindere dal sesso, dalla religione e dalla “razza”. Un uomo che, invece di difendere un cittadino, ha deciso di premergli il ginocchio sul collo per oltre cinque minuti, privandolo del respiro, della sua stessa vita, della sua dignità di uomo.

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In questo caso, infatti, il commesso di un negozio accusò Floyd di aver pagato con una banconota da 20 dollari contraffatta e da questo, eseguendo quel arresto, è stato ucciso da quel poliziotto che, ben consapevole di ciò che stesse accadendo, ha continuato a premere contro il collo dell’uomo che, naturalmente, non è sopravvissuto.

Spesso, però, queste cose avvengono anche in Italia, proprio sotto i nostri occhi. Non mancano infatti i casi di violenza e discriminazione contro qualsiasi persona di provenienza diversa dalla nostra, e non solo, quindi, contro coloro che hanno la carnagione di un colore diverso dalla nostra. 

Vittime, per esempio, sono state tutte le persone di origine asiatica, sopratutto dopo il diffondersi del Corona Virus, che sono state accusate, ignorantemente, di aver portato il virus in Italia. Gente che, il più delle volte, non ha mai visto l’Asia se non sulle mappe geografiche.

Per “white privilege” intendiamo non solo il diffondersi di una mentalità arcaica che discrimina ancora in base alle differenze etniche, ma anche la “libertà” di protestare, anche in maniera inopportuna e violenta, senza troppi problemi, mentre viene aggredito chi protesta in maniera civile ma ha la pelle di un altro colore.

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Un avvenimento recente è rappresentato dalla violenta rivolta che ha avuto luogo negli Stati Uniti: una folla immensa di cittadini americani ha infatti assalito il Campidoglio, a seguito delle elezioni che hanno visto come vincitore l’attuale presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Coloro che hanno infatti messo in atto la rivolta, erano sostenitori dell’ex presidente Donald Trump, fermamente convinti che i risultati fossero stati falsati e che Biden non fosse il vero vincitore.

 

Assalto al Campidoglio

Inutile dire che la rivolta è stata abbastanza pacifica (pur essendo una rivolta) e che ha visto ben poche violenze, con esiti tutto sommato poco sconvolgenti: “solamente” 4 morti, 52 arresti e 13 feriti. 

Una domanda sorta spontaneamente nelle menti di tutti è stata “e se quelle persone fossero state nere?”

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È successo, infatti, che un uomo venisse ucciso solo perché si era avvicinato ad un poliziotto durante un controllo, senza essere di reale minaccia, soltanto perché nero.

Questo è il “white privilege”: assalire il Campidoglio ed avere una risposta quasi amichevole da chi dovrebbe far rispettare l’ordine. Da questa rivolta sono infatti emerse addirittura fotografie che ritraevano i poliziotti con coloro che presero parte agli scontri. Quegli stessi poliziotti che avrebbero dovuto, invece, fermare la manifestazione e ripristinare la calma, gli stessi poliziotti che non ci avrebbero pensato due volte prima di sparare a tutti gli uomini presenti, se non fossero stati bianchi.

Ma la vera domanda che tutti dovremmo porci è questa: quando finirà tutto questo? Quando ci potremo considerare, davvero, tutti uguali? Tutti con gli stessi diritti? Quando la scritta “la legge è uguale per tutti”, che campeggia nelle aule di ogni tribunale, sarà davvero realtà?

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Scritto da

Secondo anno di Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni, una degli autori di Unypa.

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