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Essere omosessuali a Palermo: c’è omofobia tra i ragazzi?

Cosa significa per un ragazzo omosessuale vivere la propria sessualità in una città come Palermo, che dovrebbe essere molto avanzata da quanto punto di vista (in quanto sede di uno dei primi gay pride d’Italia) ed invece, purtroppo, non sempre si dimostra come tale.

Palermo è una delle sedi principali del movimento a favore degli omosessuali. È proprio qui che, il 28 giugno 1981 presso Villa Giulia, si svolse una “festa dell’orgoglio omosessuale”, più comunemente chiamata “gay pride”, organizzata dal locale circolo Arcigay.
La festa, che sarebbe dovuta durare dal 21 al 28 giugno, durò un solo giorno a causa degli “ostacoli posti dal Comune e le difficoltà economiche”, come affermò uno dei partecipanti.
L’ente che si occupò dell’organizzazione del gay pride è proprio l’Arcigay, la prima associazione LGBT (acronimo di Lesbiche Gay Bisessuali e Transessuali) italiana e la più grande per numero di volontari ed attivisti.

Pensando a questo avvenimento, si potrebbe pensare che la città di Palermo abbia un ampio grado di apertura verso questa minoranza, ma è davvero così?

Se da un lato ci sono molti sostenitori della comunità LGBT, moltissime manifestazioni ed una vera e propria associazione a sostegno di questa comunità, dall’altro ci sono, come purtroppo in tanti altri luoghi nel mondo, persone che non accettano questa minoranza, che la denigrano e spesso deridono.

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Non mancano infatti gli avvenimenti spiacevoli, che vanno da “semplici” commenti sgradevoli a minacce e a volte, seppur molto meno frequentemente, veri e propri pestaggi. Vengono indistintamente presi di mira tutti gli appartenenti alla comunità LGBT: uomini, donne, non escludendo anche ragazzini. Proprio a Villa Giulia, luogo simbolo della primissima manifestazione nella città, due ragazzini di 15 e 16 anni sono stati prima aggrediti verbalmente e successivamente picchiati mentre chiacchieravano tranquillamente seduti su una panchina, soltanto perché gay. Come se essere gay fosse un male, come se fosse una giustificazione per picchiare due ragazzini, due uomini, oppure due donne. Come se fosse anormale amare qualcuno dello stesso sesso, non ritrovare il proprio io nel proprio corpo e decidere di intraprendere una transizione, non capendo che “anormale” è chi giudica questa comunità come tale.

Palermo, così come tante città, purtroppo non ha ancora una mentalità abbastanza aperta per permettere alle persone di essere libere senza paura, di essere ciò che si vuole, amare chi si vuole, indipendentemente dal sesso.
L’esempio dei due ragazzini gay aggrediti a Villa Giulia è infatti uno dei moltissimi casi di violenze subite dalla comunità LGBT palermitana. Tanta gente ritiene normale insultare e deridere queste persone che vogliono solo essere se stesse, utilizzando stupidamente termini inadeguati come “froci” con l’unico intento di insultarli, come se essere omosessuali fosse una malattia.

A Palermo purtroppo un ragazzo gay, una ragazza transessuale o qualsiasi identità sessuale si voglia assumere, non può vivere come tutti gli altri. Molti ragazzi si nascondono, si sentono sbagliati, hanno paura del giudizio altrui e si chiudono in se stessi.
È un atteggiamento di difesa causato da una mentalità chiusa e quasi “medievale”, se così si può dire, che purtroppo riguarda moltissime persone che vivono in questa città (e non solo).

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Se si chiedesse a tutti i ragazzi omosessuali che non si accettano o che vengono presi di mira, cosa desiderano, probabilmente chiederebbero solo di essere liberati dalla paura di tenere per mano il proprio ragazzo o la propria ragazza nei luoghi pubblici, o anche compiere tanti altri piccoli gesti che normalmente tanta gente compie.
Vorrebbero essere ritenuti al pari di tutte le altre coppie etero.

Ci vorrebbe più rispetto per l’amore, per le persone, per la comprensione. Si dovrebbe capire che l’amore non ha forma, non ha sesso, non ha religione, l’amore è amore e può esistere tra qualsiasi persona.
L’amore non è un ragionamento, l’amore è un sentimento che ti cattura, che ti avvolge, e non sai prima a chi sarà rivolto.
L’amore non ha limiti, l’amore non si controlla, non si decide per chi provare dei sentimenti, per chi provare attrazione.
Siamo ciò che siamo e siamo perfetti così. La “normalità” è una costruzione sociale che va rispettata senza un reale motivo. La normalità non esiste, normale è essere un gruppo infinitamente ampio di individui eterogenei, sotto qualsiasi punto di vista, che coesistono e convivono, che si accettano e non si fanno la guerra.
Amate liberamente, amiamoci senza limiti, liberiamoci dai pregiudizi perché questa è la VERA normalità.

Elettra D’Agostino

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Primo Gay Pride a Palermo, 28 giugno 1981.
Scritto da

Secondo anno di Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni, una degli autori di Unypa.

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