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Esame da brividi in dad: studentessa in lacrime.

Studentessa di medicina in lacrime nel corso di un esame, dopo una risposta errata data all’insegnante. La reazione è esagerata?

Qualche giorno fa è diventato virale un video che ritrae una studentessa iscritta al sesto anno alla facoltà di Medicina dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Caserta, nel corso di un esame orale con il suo professore. Il fatto scatenante che ha reso virale il video è stato proprio ciò che è successo in seguito ad una risposta errata della ragazza: in evidente stato d’ansia e nervosismo la ragazza, infatti, afferma ci possa essere la divisione cellulare nel corpo del morto (cosa che in realtà non accade, dato che dopo il decesso si va incontro alla morte cellulare e, dunque, le cellule non possono più dividersi).

Il professore a quel punto corregge la ragazza in una maniera forse un po’ brusca e la ragazza, che probabilmente ha sostenuto più volte questo esame, senza successo, controbatte dicendo “Professore, è mai possibile che io ogni volta devo essere mortificata?”

A quel punto interviene la madre della ragazza, chiedendo all’insegnante anche di comprendere la situazione, data la difficoltà e la probabile ansia che deriva dal sostenere un esame, sopratutto in didattica a distanza. Il professore, molto indispettito da questa affermazione e alzando il tono della voce, risponde “E che dobbiamo comprendere? Deve andare a curare la gente, che dobbiamo comprendere? Li ammazza!”

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La ragazza scoppia in lacrime e, dopo una serie di botte e risposte tra l’insegnante e la madre della studentessa, l’esame (ormai irregolare, data la presenza della madre della studentessa) si chiude con la frase della ragazza “Basta, ci vediamo la prossima volta”, rivolta al professore. 

Di certo gli esami a distanza sono un grande ostacolo per noi studenti, che non possiamo più avere un contatto diretto con il nostro insegnante e ci ritroviamo a spiegare i concetti allo schermo del nostro computer, quasi come se parlassimo da soli. In una situazione grave come quella che stiamo vivendo adesso a causa della pandemia, molti sono i ragazzi che non sono riusciti a portare avanti il proprio programma ed a sostenere gli esami con tranquillità. Molti sono i ragazzi che, non avendo la possibilità di avere un contatto con i colleghi, con gli insegnanti, si sono sentiti soli. Molti, anche se per fortuna non tutti, sono anche i professori che non dimostrano di avere quel minimo di tatto che aiuterebbe i ragazzi nello svolgimento degli esami. Spesso tralasciamo il nostro lato umano, il nostro lato sensibile, pensando che possiamo superare tutto, che siamo forti e possiamo farcela. Non consideriamo però che la situazione che stiamo vivendo non è normale, che non è una semplice uscita rimandata, che non è un esame non sostenuto. Questo periodo sta segnando profondamente le nostre vite, le vite di tutti gli studenti che non hanno mai visto l’università, di tutti gli studenti che si sono laureati parlando al computer e non con persone viste dal vivo. Non siamo macchine, sarebbe giusto fermarsi un momento e capirlo, capire che in una situazione di pandemia può capitare un momento di sconforto, può capitare di confondersi durante un esame, di dare una risposta errata com’è successo alla ragazza di quel video. Dovrebbero essere le persone con cui ci interfacciamo a capire il nostro stato d’animo e rispettarlo. 

La ragazza in questione, infatti, sicuramente, più che impreparata era soltanto preoccupata per questo esame e ciò l’ha portata a commettere un errore, assolutamente significativo e non trascurabile, per chi un domani salverà vite e curerà pazienti, ma di certo non aveva bisogno di essere attaccata in quel modo dal proprio insegnante, che l’ha mortificata davanti a centinaia di altri studenti collegati in videochiamata e ancor di più, l’ha mortificata da un punto di vista strettamente personale. 

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Non ci sono ancora novità sulla prosecuzione della vicenda, ma una cosa è certa: la ragazza, spinta sopratutto dalla madre, ha intenzione di segnalare la vicenda al Rettore dell’Università, in modo tale che situazioni simili non accadano più. 

Scritto da

Secondo anno di Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni, una degli autori di Unypa.

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