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COVID-19, L’UNIVERSITÀ “DIMENTICATA”: COME LA VIVONO GLI STUDENTI?

Tramite un’analisi svolta presso l’ateneo di Palermo emergono difficoltà e interrogativi sulla gestione da parte del governo dell’emergenza Covid-19 nell’ambito dell’istituzione universitaria.

Tra gli innumerevoli argomenti che hanno tenuto e tengono banco, nella terribile emergenza sanitaria che la nostra società si trova ad affrontare, non si è minimamente affrontato un tema fondamentale, almeno quanto la scuola: l’università. Della scuola, dell’importanza della didattica in presenza, per bambini e ragazzi, se ne è parlato abbondantemente, ma, degli studenti universitari, delle loro esigenze e delle loro difficoltà nemmeno un accenno. Il problema è stato risolto a monte: didattica ed esami a distanza fino a data da destinarsi. Da quel momento degli studenti e dell’università non se ne è più parlato, eppure, da quella decisone sono passati ben dieci mesi. In questo lasso di tempo il sistema universitario ha gestito l’emergenza come meglio ha potuto, permettendo la fruizione dei servizi in smart-working, ove possibile; dai ricevimenti dei docenti al servizio della segreteria e così via. E gli studenti? da che si destreggiavano tra le aule dell’università per le lezioni, gruppi di studio ed esami, sono passati a stare seduti di fronte a uno schermo per una media di 5\6 ore al giorno, dalle aule sono passati a barcamenarsi da un “team” all’altro, i gruppi studio sostituiti dalle videochat di gruppo e quella parte dell’esperienza di uno studente universitario caratterizzata da risate con i colleghi, ritrovi al bar o tra le panchine sparse per il campus, non vi è più traccia.

 “Socialità con i colleghi, ambiente universitario in sé: biblioteche, situazioni da bar” -e ancora – “Il contatto diretto con professori e colleghi, la possibilità di studiare assieme in biblioteche e aule studio e di socializzare aiutandosi a vicenda e sostenendosi”. Sono solo alcune delle risposte, alla domanda “cosa ti manca dell’esperienza universitaria diretta?”, che emergono da un questionario somministrato ad alcuni studenti dell’ateneo di Palermo. L’analisi svolta rileva come più del 50% degli intervistati non abbia riscontrato difficoltà nel seguire le lezioni e nel sostenere gli esami online, segno che comunque l’ateneo universitario del capoluogo siciliano ha saputo fronteggiare in maniera efficiente l’emergenza. Uno dei grandi punti interrogativi per gli studenti, il cui anno di corso lo prevede, è rimasto il tirocinio con le relative complessità che ne derivano attualmente: difficoltà nel trovare un ente che accetti candidati, molti degli enti convenzionati con l’università, infatti, si sono rifiutati di accettare candidature a causa della pandemia; complicazioni nella parte burocratica per l’attivazione dello stage e poca assistenza da parte dell’università stessa. Il 58% dichiara di non aver avuto la possibilità di svolgerlo, mentre il 35% afferma di averlo svolto online; gli studenti dichiarano come l’esperienza del tirocinio sia stata complessivamente poco formativa e deludente a causa delle misure restrittive. Un altro dato rilevante che emerge è che circa il 50% degli intervistati avrebbe gradito delle agevolazioni sui programmi o sulle modalità di esame, ciò ci permette di sottolineare come gli universitari, in questo periodo, risultino meno motivati nello studio e molto più stressati rispetto a una normale condizione di vita. Infine, più del 70%, quasi l’unanimità, sostiene come il governo abbia trascurato l’università, forse dunque si sarebbe potuto agire in maniera diversa se si fosse data la giusta attenzione; resta dunque da chiedersi “cosa sarebbe successo se il governo avrebbe posto la giusta attenzione all’istituzione universitaria?”. Una domanda che probabilmente non troverà mai una risposta.

Roberta Rizzo

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