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Come i ragazzi vivono il covid-19

Un periodo assurdo per tutti noi ragazzi (e non solo), costretti ad interfacciarci con una realtà che, fino a poco più di un anno fa, non avremmo mai pensato di dover affrontare. Una realtà che quasi spaventa e alla quale ancora oggi, non siamo abituati.

In questo periodo un po’ particolare, c’è una domanda che riguarda un po’ tutti: chi pensa ai ragazzi? Chi pensa a tutti gli universitari, i liceali, i giovani lavoratori, costretti a restare in casa quando là fuori c’è un mondo da scoprire?

In un periodo così assurdo, durante il quale abbiamo dovuto fare sacrifici più o meno grandi, in cui ci sono stati negati viaggi, vita sociale e libertà (seppur a fin di bene), c’è chi è riuscito a crearsi una nuova piccola routine, una nuova quotidianità che ha consentito di vivere (nei limiti del possibile) con serenità questo momento. Un momento storico molto duro, per i singoli individui e per il paese intero. Un periodo di negazioni, di quarantene, di zone colorate, di tristezza e di contagi che sembrano non fermarsi mai. 

In molti hanno scoperto nuove passioni, nuovi hobby. C’è chi ha avuto più tempo da dedicare a se stessi, allo studio, a nuovi progetti, qualche persona ha aperto un e-commerce da una semplice idea, forse assurda, proprio in quarantena e ad oggi hanno avuto un successo totalmente inaspettato. C’è chi si è dato al giardinaggio, chi al fai da te, chi alla pittura. C’è anche chi ha scoperto il piacere di fare sport e chi ha scoperto le proprie doti culinarie: insomma, ammettiamolo, durante la prima quarantena tutti abbiamo cucinato pizze e torte mentre ci allenavamo per non sentirci troppo in colpa. 

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Se da un lato in molti hanno trovato un aspetto positivo a tutte queste restrizioni, moltissimi ragazzi si sono ritrovati soli, in una realtà triste e in bianco e nero, mentre il mondo colorato che c’è fuori si è fermato. Una solitudine devastante per molti di noi, che ci ha resi deboli e fragili, che ha stravolto le nostre vite.

C’è chi ha perso i propri cari, chi ha perso il lavoro, chi semplicemente ha bisogno di svagarsi e non ha la possibilità di farlo. 

In un periodo così duro, sarebbe semplice dire “sii forte”, ma come si fa ad essere davvero forti? Come si può restare tranquilli e indifferenti quando i nostri amici, i nostri familiari, il nostro ragazzo o la nostra ragazza, sono là fuori e noi non possiamo vederli? Certo, un’alternativa potrebbe essere quella di fregarsene, violare la quarantena, la zona rossa o checchessia e incontrare tranquillamente chiunque, ma quanti rischi correremmo? È davvero indispensabile uscire un sabato in più, fare un aperitivo in più, prendere un caffè al bar in più, quando di mezzo ci andrebbe  la nostra salute, e sopratutto la salute dei nostri affetti più cari? In realtà no, ma non tutti la pensano così, e i contagi aumentano. 

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In questa triste realtà, sono molti i ragazzi che hanno chiesto un sostegno psicologico perché hanno scoperto una parte di loro infinitamente provata da questo periodo. In molti si sono sentiti abbandonati, si sono resi conto di quanto possa essere ingiusta la vita, di quanto sia difficile vivere lontano da chi si ama. In molti hanno scoperto che la didattica a distanza e lo smart working ci hanno resi tremendamente soli, lontani dai rapporti sociali con i nostri colleghi e i nostri compagni e amici.  E in molti hanno sentito il bisogno di esprimere questi sentimenti in un luogo dove non venissero giudicati, dove non si potessero sentire dire “sii uomo, non mostrare i tuoi sentimenti” o “smettila di piagnucolare”. Perché purtroppo, nella società odierna, sei forte quando mascheri ciò che provi, quando l’amore lo trasformi in odio, per sembrare più potente. E, invece, in questo periodo, “potente” lo è stato proprio chi non si è lasciato abbattere dalle difficoltà, dalla solitudine, chi ha sofferto tanto e non ha mai mollato, chi ha dato il meglio di se anche chiuso in casa. Potente è stato chi non ha gettato la spugna, chi ha cercato fino all’ultimo di trovare un lato positivo, anche se non è sempre possibile trovarlo.

Insomma, in qualsiasi modo venga vissuta questa pandemia, l’unico augurio che possiamo farci è quello che possa finire presto, che possiamo farne esperienza di vita, che possiamo sempre dare il meglio di noi e non arrenderci mai. L’augurio che dobbiamo farci è quello di tornare ad abbracciarci presto, senza la paura che un virus possa stravolgere le nostre vite. 

Ragazzi con la mascherina
Scritto da

Secondo anno di Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni, una degli autori di Unypa.

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