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neanche con un dito. adesso basta!

Succede, succede che per l’ennesima volta una ragazza è stata uccisa. In questa tragedia dal carattere aberrante ho scelto di “parlare” con lei, ho scelto di parlare a Roberta.

E poi accade. Accade che mentre ognuno è intento a destreggiarsi tra gli impegni di un giorno come un altro, arriva quella notizia che non ti aspetti: Roberta, una diciassettenne uccisa, bruciata e gettata in un burrone. Una ragazza che, come tante, viveva il periodo più bello, l’adolescenza; una piccola donna che, da un momento all’altro, è stata strappata alla sua famiglia, ai suoi amici, a cui è stato tolto il dono più prezioso, la vita stessa. E il colpevole? Chi è colui che ha commesso un delitto così terrificante? Chi avrebbe mai potuto? Quel qualcuno, purtroppo, esiste. È “l’uomo” di cui lei era innamorata, la persona di cui si fidava ciecamente, ma di lui non parliamo. Voglio parlare di lei, anzi, voglio parlare con lei.

Roberta, ti immagino mentre dall’alto con un sorriso, magari un po’ amaro, guardi tutti coloro che piangono la tua scomparsa e vorresti dirgli di smetterla e di sorridere; perché salutarsi con un sorriso è sempre più bello. Ma la verità è che il loro dolore è incolmabile; e allora fai qualcosa, stagli vicino attraverso un sogno o una folata di vento perché tu infondo sei ancora qui; sei nei loro cuori e nei sogni che cercheranno di portare a termine per te. Permettigli di trovarti nelle piccole cose e nei piccoli gesti. Avevi solo diciassette anni, nessuno aveva il diritto di farti tutto questo; qual è la tua “colpa”? non amarlo più? Esserti divertita e aver provocato la sua gelosia? Mi dispiace deluderti ma queste non sono colpe, né le tue né quelle di nessun’altra donna vittima dell’odio della persona amata. Sei, siamo libere di lasciare se non amiamo più una persona, siamo libere di denunciare se ci maltrattano, siamo libere di dire NO al sesso se non vogliamo. Siamo libere come le farfalle, e tu, Roberta, che probabilmente ora le insegui tra le nuvole ricordati che nessuno qui si scorderà di te, che chi ti ha fatto tutto ciò pagherà; ma tu non ci pensare, tu ora sei LIBERA, e allora vola tra le nuvole e i sogni di chi ti ha amato e ti amerà per sempre.

Non dobbiamo mai smettere di parlare della violenza contro le donne, non dobbiamo farlo per Roberta e per tutte le altre donne vittime di violenze e soprusi; ne è un’esempio Loredana Bertè che durante la prima serata del festival ha scelto di porre accanto a se sul palco un paio di dècolletè rosse, simbolo della lotta alla violenza sulle donne. Poteva non farlo, fare la sua esibizione e via, andare oltre, ma non lo ha fatto! Ha scelto di porre l’accento su un tema di cui si parla ancora troppo poco. Forse è arrivato il momento di fare come la Bertè e ogni qual volta ne abbiamo l’occasione ricordare questa lotta che non si dovrà mai fermare.

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